Anna non dimentica: il thriller d’esordio di Adriano Giotti

Anna non dimentica: il thriller d’esordio di Adriano Giotti

Un noir ambientato nel cuore gelido dell’Abruzzo

Trama e temi del romanzo

Adriano Giotti, regista e sceneggiatore con alle spalle premi nazionali e internazionali, debutta come romanziere con “Anna non dimentica”, un thriller psicologico pubblicato da Longanesi il 20 gennaio 2026. Si tratta di un esordio di grande impatto, capace di unire atmosfere da noir e inquietudini contemporanee. Il romanzo è ambientato nel “cuore gelido” dell’Abruzzo, dove il silenzio dei boschi nasconde leggende e paure collettive. Giotti, che vive tra Roma e Madrid, racconta la scomparsa di Pietro, un ragazzo di quattordici anni, e le indagini dell’ispettrice Veronica Sgheis. Nel corso della storia, le chat degli adolescenti, le creepypasta e le dicerie online diventano personaggi quasi reali, alimentando un clima di angoscia che richiama i miti urbani tanto amati da Pietro.

Sullo sfondo di questa vicenda c’è una provincia dove tutti si conoscono ma nessuno dice la verità. Giotti traccia con abilità i contorni di una famiglia spezzata, resa fragile dal dolore, e al tempo stesso descrive il punto di vista degli investigatori, impegnati a districare il confine tra realtà e leggenda. L’Abruzzo diventa un personaggio a sé: paesaggi boscosi, borghi isolati e leggende metropolitane rendono il romanzo suggestivo e carico di tensione. L’autore attinge alla propria esperienza nel cinema per costruire scene visive vivide e dialoghi serrati.

Oltre alla trama avvincente, “Anna non dimentica” si distingue per le tematiche affrontate. Il romanzo parla di famiglie disfunzionali, di bullismo e di come i social possano alimentare ossessioni e paure. Giotti esplora anche la fragilità delle madri, rappresentata dalla protagonista femminile, e la precarietà di relazioni in una società iperconnessa. Grazie a una prosa scorrevole, l’autore costruisce un thriller che, pur affondando le radici nelle atmosfere tipiche del giallo italiano, si apre a riflessioni contemporanee. Gli appassionati di noir troveranno in questo esordio una nuova voce da seguire.

La forza del romanzo risiede anche nel modo in cui l’autore integra gli elementi del mito urbano con la cronaca. Le creepypasta e le leggende metropolitane, spesso relegate a folklore digitale, diventano qui metafore della paura collettiva. Giotti usa queste storie per parlare di come le nuove generazioni costruiscano identità e significati attraverso la rete e di come la realtà virtuale possa riflettersi sui destini reali. Attraverso la scomparsa di Pietro, l’autore solleva interrogativi sulla fiducia, sulla fama effimera e sulle responsabilità dei media nella costruzione di narrazioni che possono influenzare le indagini.

In Italia, la narrativa noir ha spesso esplorato i rapporti tra provincia e cronaca, ma l’esordio di Giotti si distingue per la sua capacità di fondere la tradizione del giallo con linguaggi contemporanei. Il romanzo dialoga con la storia del thriller italiano – da Sciascia a Carofiglio – ma introduce anche lo sguardo di un autore nato negli anni Ottanta, immerso nelle culture pop e digitali. La scrittura cinematografica dà ritmo e tensione, mentre le descrizioni puntuali dei luoghi trasformano l’Abruzzo in un paesaggio quasi gotico. Ne emerge un ritratto inedito delle montagne e dei borghi, lontano dalle cartoline turistiche.

Un altro elemento che rende unico questo romanzo d’esordio è l’attenzione ai dettagli sociologici: la storia mostra come la scomparsa di un ragazzino possa dare voce a una comunità intera, evidenziando l’ipocrisia, la paura e la speranza che convivono in un piccolo centro. Il dolore della famiglia e le tensioni tra vicini svelano dinamiche sociali profonde, mentre le autorità cercano un equilibrio tra protezione e sospetto. Giotti non giudica ma osserva, lasciando emergere le contraddizioni di un mondo che oscillano tra solidarietà e diffidenza.

Per chi è alla ricerca di nuovi autori italiani da leggere nel 2026, “Anna non dimentica” rappresenta una sorpresa che merita di essere colta. Non solo perché è un thriller avvincente, ma anche perché apre uno sguardo sull’Italia periferica e sui malesseri che la attraversano. L’esordio di Giotti dimostra che la narrativa può ancora essere uno strumento potente per indagare la realtà, raccontare paure contemporanee e, al tempo stesso, offrire una storia avvincente. Se amate i gialli ricchi di atmosfera e di riflessioni, questo libro emergente è tra le uscite più interessanti dell’anno.

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